Album di guerra

Album di guerra
I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

venerdì 30 settembre 2011

Il convegno di studi storici tra Udine e Ampezzo: consuntivi e considerazioni

Una attenta riflessione del prof. Salimbeni su quanto emerso nella giornate di studi storici sulla Repubblica Libera della Carnia:



Carnia ’44 nella resistenza europea

di FULVIO SALIMBENI 
La miglior risposta a quanti contestano la Resistenza e la relativa storiografia, ritenuta faziosa e retorica, è venuta dal convegno, svoltosi venerdì e sabato scorsi a Udine e ad Ampezzo per iniziativa dell'ateneo udinese e dell'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, dedicato all'esperienza (1944) della Repubblica partigiana della Carnia. Nei 15 contributi in cui si sono articolati i lavori, infatti, l'argomento è stato affrontato in maniera critica e problematica, analizzandolo in una prospettiva di lungo periodo, che partiva almeno dal Risorgimento, e nel contesto europeo, in un'ottica comparativa, fuori da qualsiasi impostazione localistica e celebrativa, mettendo in evidenza luci e ombre, contrasti e contraddizioni all'interno dello stesso movimento resistenziale. Se, com’è ovvio, non sono mancati i contributi di taglio più tradizionale, attenti agli aspetti militari, politici e istituzionali della vicenda in esame, studiata come risvolto particolare d'un fenomeno che ha investito tutta l'Europa occupata dalla Germania, quelli metodologicamente più innovativi sono stati incentrati non tanto sui fatti, ormai ben noti, quanto, avvalendosi dell'apporto delle scienze sociali, su aspetti finora poco o niente considerati, riguardanti il vissuto dei protagonisti e le rielaborazioni che di quelle esperienza sono state compiute. Da qui il discutere di emozioni, percezioni, memoria e memorie, rimozioni, speranze e utopie, del rapporto tra storia e letteratura e del contributo che essa può dare all'analisi delle psicologie dei protagonisti e all'interpretazione metastorica, da leggenda, di vicende come quella, emblematica, dei cosacchi in Carnia, un argomento, questo, collocato nel più generale contesto del collaborazionismo, un fenomeno un tempo ignorato o negato e che nel convegno, invece, ha trovato ampia e critica trattazione, volta a intenderne le ragioni profonde, di là  dall'opportunismo di molti, che del secondo conflitto mondiale hanno fatto una vera e propria guerra civile europea, che ha posto non solo le nazioni le une contro le altre, ma gli stessi connazionali su fronti opposti, donde l'elevatissimo tasso d'ideologia e di violenza che l'ha connotata. Altro elemento di rilievo messo a fuoco con acume la partecipazione attiva delle donne alla Resistenza in generale e a quella carnica in particolare, con le conseguenti implicazioni di riscatto ed emancipazione politica, sociale e culturale della condizione femminile, con significativi riferimenti al suo ruolo, affatto subalterno, nella società locale. Un convegno come questo, di là dalla sua valenza storiografica e civile, è anche la riprova dell'eccellenza delle istituzioni scientifiche che l'hanno promosso e attuato.

Emmanuelli, Zannini e Salimbeni al convegno di Ampezzo

martedì 27 settembre 2011

Cosacchi in Carnia: se ne discute ad Arta con Marina Di Ronco


Giovedì 29 settembre la rassegna "CuriosArta" terminerà con un incontro incentrato sull’occupazione cosacca in Carnia a cura della  dott.ssa Marina Di Ronco (Associazione della Carnia Amici dei Musei e dell’Arte): “Ottobre 1944 – Maggio 1945. In Carnia durante l’occupazione cosacca: un racconto attraverso le immagini”.
Sul finire della Seconda Guerra Mondiale, tra l’ottobre 1944 e il maggio 1945, la Carnia fu massicciamente occupata da truppe cosacco-caucasiche al seguito dei nazisti. Ai contingenti militari, qui dislocati in funzione essenzialmente antipartigiana, si univano numerosi civili, intere famiglie con tutti i loro averi, cavalli, capi di bestiame e perfino cammelli.
Alcuni paesi della Carnia giunsero a contare una presenza di cosacchi superiore a quella della popolazione locale, altri furono addirittura ribattezzati con i nomi delle città cosacche storiche.
Per la Carnia furono mesi difficili, con tanti lutti, paura e miseria. Ogni famiglia dovette far posto a questi “ospiti” tanto inattesi quanto forzati e dividere con loro le poche risorse ancora disponibili.
A distanza di più di mezzo secolo le case della Carnia conservano ancora testimonianze di questa occupazione: qualche foto, utensili, ritagli di giornale… frammenti di un quotidiano, che offrono lo spunto per una riflessione su questa vicenda da un punto di vista inusuale.
 (notizia riportata dal sito www.carnia.la )

lunedì 26 settembre 2011

Una grande manifestazione ad Ampezzo per ricordare la Libera Repubblica carnica

La  grande manifestazione di domenica 25 ad Ampezzo ha rappresentato la degna conclusione di un percorso di recupero e condivisione dei valori e della Libera Repubblica di Carnia del 1944, dal progetto di studio promosso dall'Università, al convegno di studi storici, al ritrovarsi in piazza per ribadire, davanti agli ultimi protagonisti di quell'esperienza, la necessità di conoscere e di dedurre dai quei fatti indicazioni per la quotidianità.

Tondo ai giovani:


'Studiate la Repubblica Libera di Carnia'


di David Zanirato
Davanti a circa un migliaio di persone in corteo ad Ampezzo domenica si è suggellata la tregiorni dedicata alla Rievocazione della Repubblica Libera della Carnia e dell’Alto Friuli del 1944.Tondo ai giovani:
'Studiate la Repubblica Libera di Carnia'
Tante le autorità presenti, dal Presidente della Regione Renzo Tondo all’europarlamentare Serracchiani, al sentore Lenna, diversi sindaci capeggiati da quello di Ampezzo Benedetti e di Udine Honsell, quindi il rettore Compagno e naturalmente le rappresentanze dell’ANPI con il presidente nazionale Carlo Smuraglia e quello regionale Federico Vincenti.

In prima fila loro, quelli che fecero la storia di quell’esperienza di autogoverno partigiano, ad iniziare da Romano Marchetti, ultimo rappresentante ancora in vita della giunta del 1944, il comandante Furore, Elio Martinis, Lidia De Monte, e l’allora giovane partigiano Terribile, Giovanni Spangaro, promotore di tutto l’evento rievocativo.

“Ci sono aspetti che i giovani del Friuli devono conoscere - ha detto Tondo – c’è la ribellione contro il fascismo e contro la guerra sciagurata che ha voluto, c’è la sollevazione prima di tutto morale contro l’occupazione del suolo italiano da parte di truppe naziste, c’è l’unità di tutte le forze antifasciste e c’è infine la capacità di autogoverno che il popolo della montagna ha dimostrato”.

http://altofriuli.com/storia/tondo-ai-giovani---studiate-la-repubblica-libera-di-carnia-.htm
 


domenica 25 settembre 2011

Carnia Libera, il programma della cerimonia di domenica 25 ad Ampezzo


Ad Ampezzo si ricorda la Libera Repubblica della Carnia

Appuntamento domenica 25 settembre per celebrare una pagina significativa della storia friulana ed italiana


L'Anpi regionale del Friuli Venezia Giulia ed il Comune di Ampezzo,domenica 25 settembre, nell'ambito delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, organizzano una manifestazione su "L'attualità dell'esperienza della Repubblica Libera della Carnia e dell'Alto Friuli".

Questa grande manifestazione avviene in sinergia ideale con il progetto sviluppato in questi mesi sullo stesso tema dall'Università di Udine con il sostegno della Regione e della Comunità montana carnica.

Riportiamo di seguito lo scritto "Le Repubbliche partigiane, preannuncio della nuova democrazia italiana" di Federico Vincenti, Coordinatore Regionale dell'ANPI Friuli Venezia Giulia e Presidente del Comitato Provinciale ANPI di Udine
Nel mentre si stanno concludendo le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia é importante ricordare gli eventi straordinari che avvennero nel momento più drammatico del secondo conflitto mondiale, quando la gente carnica e delle prealpi friulane, ribellandosi all’invasore ed ai collaborazionisti, scrisse una delle pagine più significative della storia italiana: le libere Repubbliche partigiane che furono le radici della libertà e della democrazia.
Fra le zone liberate e governate democraticamente una particolare rilevanza va’ riservata alla “Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli”, formatasi tra l’estate e l’autunno del 1944 quando il Friuli era stato inserito nella “Operation Zone in Adriatisches Küstenland (Zona di operazioni del litorale adriatico)”, territorio di fatto annesso al 3° Reich poiché considerata di alta pericolosità per le truppe tedesche.
Questa Repubblica partigiana, posta a ridosso della Germania nazista è stata la più estesa d’Italia con 2500 km². Abitata da circa 90.000 persone distribuite in 38 comuni, si estendeva dalla Carnia e dall’Alto Friuli fino al Cadore. Per prima cosa furono creati i C.L.N. comunali che organizzarono ovunque le elezioni democratiche delle Giunte locali; votarono i capifamiglia – anche le donne in quella condizione - secondo l’uso delle latterie sociali, quindi si costituì il C.L.N. Zona Libera, una vera e propria Giunta di Governo con i rappresentanti civili dei cinque partiti antifascisti e delle organizzazioni di massa, oltre naturalmente ai rappresentanti delle formazioni partigiane della Garibaldi e della Osoppo, con funzioni di coordinamento con il potere militare.
Fu una grande sperimentazione democratica che legiferò per la difesa del territorio montano e boschivo, per l’equa tassazione, per la scuola pubblica, per il voto alle donne, sulla giustizia civile e per l’abolizione della pena di morte per reati comuni.
Nella sua capitale in Ampezzo la Giunta di Governo si differenziò da altre Zone Libere per la separazione dell’autorità politica da quella militare e dandosi autonomi ordinamenti.
I tedeschi non potevano subire l’onta di avere sulla porta di casa loro un territorio da dove i partigiani carnici mettevano in pericolo i trasporti di rifornimenti e truppe e dal quale più volte compirono incursioni sul suolo nemico.
La repressione fu feroce, infatti 40.000 tedeschi, fascisti, cosacchi e caucasici invasero la Carnia intera, questi ultimi due gruppi si stabilirono con carriaggi e famiglie nelle case della popolazione.
Caddero 900 partigiani e civili nelle rappresaglie e nella deportazione nei lager. La Carnia divenne “Kozakenland in Nord Italien”, ma la lotta contro l’invasore non ebbe tregua e durò fino all’8 maggio 1945, giorno della resa dell’invasore e della liberazione.
Le storie di queste isole di libertà sono la fonte dei valori che troviamo oggi nella nostra Costituzione.

IL PROGRAMMA
Ore 9.30 – Messa in ricordo dei caduti (accompagnata dal coro di Ruda).
Ore 10.30 – Concentrazione dei partecipanti presso il monumento ai Caduti e partenza del corteo.
Ore 10.45 – Saluto del sindaco di Ampezzo Michele Benedetti. Saluto del Presidente regionale dell'ANPI Federico Vincenti.
Intervento del Rettore dell'Università di Udine Cristiana Compagno.
Intervento del Presidente della Giunta Regionale Renzo Tondo.
Ore 11.30 – Orazione ufficiale del Presidente nazionale dell'ANPI Carlo Smuraglia.
Parteciperanno la “Nuova banda di Orzano” ed il coro femminile “Multifariam” di Ruda. 

sabato 24 settembre 2011

Il convegno di studi storici sulla Repubblica Libera della Carnia

Intensa "due giorni" di studi, tra Udine e Ampezzo, per rileggere le vicende della Libera Repubblica di Carnia sotto la lente degli storici.
Si è infatti concluso oggi ad Ampezzo - nel centro che fu la sede del Governo della Repubblica Partigiana della Carnia e dell'Alt Friuli - il convegno internazionale di studi, che l'Università di Udine e la Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, hanno dedicato a questa importante vicenda storica.
Dopo le sessioni di ieri, tenute all'Università di Udine e dedicate al confronto con le Repubbliche Partigiane Europee e Italiane, l'incontro di Ampezzo ha fatto il punto sulle più recenti ricerche sulla Zona Libera della Carnia e dell'Alto Friuli.
Nuovi temi e nuove prospettive di studio sono emerse. Ad esempio il problema cardine della violenza nei rapporti tra resistenti e popolazione, la difficile mediazione svolta dal clero, i caratteri del governo repubblicano, il significato della rielaborazione che la Resistenza attraverserà nel dopoguerra.
Nelle sessioni di ieri - presiedute rispettivamente da Luigi Ganapini (Università di Bologna) e da Umberto Sereni - hanno portato il loro contributo Gustavo Corni, che ha fornito un quadro generale delle repubbliche partigiane in Europa; Olivier Wieviorka, che si è soffermato sull'esperienza dei "maquis" francesi; Simone Bellezza, che ha portato gli studiosi presenti nelle repubbliche partigiane dell'allora Unione Sovietica, ed Eric Gobetti, che si è soffermato invece sulla Jugoslavia del 1943.
Sandro Peli ha invece posto il tema del "perché" si verificò l'esperienza delle repubbliche partigiane, che Thomas Schlemmer ha analizzato in rapporto alla "reazione" delle forze d'occupazione tedesche; Michael Koschat si è invece soffermato sul rapporto con le forze alleate e Chiara Fragiacomo ha indagato l'apporto femminile alle repubbliche partigiane e alla costruzione della "nuova democrazia".
La sessione di stamani ad Ampezzo - presieduta da Andrea Zannini (Università di Udine) - ha visto la partecipazione di Matteo Ermacora, Alberto Buvoli, Liliana Ferrari, Monica Emmanuelli, Fabiana di Brazzà e Fulvio Salimbeni, che hanno analizzato vari aspetti legati specificamente alla Repubblica della Carnia. Le considerazioni conclusive sono state del presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia. 
"In conclusione - ha affermato il prof. Zannini - credo di poter sostenere che il dossier della Repubblica della Carnia e dell'Alto Friuli è ancora aperto e vitale e che ci sarà ancora molto da lavorare per implementare gli studi finora condotti e per giungere a nuovi documenti".

(http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/)


Di particolare rilevanza, infine, il fatto che il Presidente della Repubblica abbia voluto inviare un messaggio di saluto per sottolineare l'importanza del convegno storico e della manifestazione di domenica:

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al presidente regionale dell'ANPI Friuli Venezia Giulia, Federico Vincenti, un messaggio di saluto alla manifestazione in ricordo della libera Repubblica partigiana di Carnia che si terrà domenica 25 settembre ad Ampezzo e al parallelo  convegno dell’Università di Udine, un messaggio di saluto sottolineando che queste iniziative “rinnovano la memoria di una breve ma straordinaria vicenda della lotta partigiana in Italia”.
“Protagoniste – aggiunge Napolitano - di una resistenza militare che seppe opporsi con grande coraggio alle preponderanti forze nemiche e che scrisse importanti pagine di eroismo e di sacrificio le Repubbliche partigiane costituirono il primo, organico tentativo di instaurare governi fondati sui principi di libertà, eguaglianza e solidarietà, e un prezioso laboratorio di sperimentazione istituzionale ispirato ai valori più autentici della democrazia”. 

venerdì 23 settembre 2011


Carnia ’44, laboratorio
di democrazia

La repubblica libera durante l’occupazione nazista: se ne parla domani a Udine e sabato ad Ampezzo.

      di Fulvio Salimbeni
      Due giorni di lavori, articolati in tre sessioni, dedicate rispettivamente a Le repubbliche partigiane e i movimenti di resistenza in Europa (Corni, Wieviorka, Bellezza, Gobetti), a Le zone libere italiane: partigiani e popolazione tra nazifascismo e libertà (Peli, Schlemmer, Koschat, Paolo Ferrari, Fragiacomo) eNuovi documenti e nuove prospettive per la storia della Repubblica della Carnia e dell'Alto Friuli (Ermacora, Buvoli, Liliana Ferrari, Emmanuelli, di Brazzà e l’estensore di questa nota): già questi dati rendono l'idea dell'impegno scientifico del convegno internazionale di studi storici 1944: una lotta per la libertà e la democrazia. La repubblica partigiana della Carnia e dell'Alto Friuli nel contesto italiano ed europeo. Promosso dall'Università di Udine e dall'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, con il patrocinio della Regione, del Comune di Ampezzo e della Fondazione Crup, il simposio si svolgerà domani (dalle 9.30) in palazzo Antonini a Udine e sabato (dalle 9) nella sala municipale di Ampezzo. Introdurrà le due giornate di studio Luigi Ganapini, dell’ateneo di Bologna, le concluderà Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi.
      Se quanto accaduto in Carnia e Alto Friuli tra estate e autunno 1944 può esser dato per noto in ambito regionale, con qualche dubbio per quanto riguarda i più giovani, poco o niente se ne sa a livello nazionale fuori dalla ristretta cerchia degli specialisti. Più che meritorio, pertanto, l'appassionato impegno di Giovanni Spangaro, allora giovanissima staffetta partigiana – sulla cui esperienza allora si può leggere la recente biografia di Abbondio Bevilacqua –, perché di tale vicenda non andasse perduta la memoria, né ne fosse svilito il significato in un momento in cui la Resistenza è oggetto di discutibili revisioni e si cerca di sminuirne il valore civile, oltre che storico. Grazie alla sua dedizione e alla collaborazione d'un qualificato comitato scientifico, presieduto da Andrea Zannini, dell'ateneo cittadino, è stato possibile realizzare questo convegno – preparato e preceduto dalla mostra fotografico-documentaria Le radici del futuro. La Repubblica partigiana della Carnia e dell'Alto Friuli, inaugurata qualche giorno fa, dal film documentario Carnia '44, firmato da Marco Rossitti, e dal progetto per il turismo storico e ambientale Il territorio e i luoghi -, che vede coinvolti alcuni dei migliori studiosi italiani e regionali, con l'apporto anche di specialisti europei, per cercare di proporre una ricostruzione articolata e approfondita di quest'episodio, sul quale sinora molto s'è scritto – pure sul versante narrativo: basta pensare ai testi, solo per citare i più noti, di Magris e di Sgorlon, dedicati all'occupazione cosacca, di cui tratterà Fabiana Savorgnan di Brazzà –, ma senza mai affrontarlo in maniera così sistematica e comparativa, tenendo conto di affini esperienze europee, in particolare in Jugoslavia a opera delle formazioni partigiane di Tito.
      Dopo quest'inquadramento generale, che fa del caso carnico un risvolto locale e particolare d'un fenomeno che riguarda tutta l'Europa occupata dalle armate tedesche, dalla Francia all'Unione Sovietica, l'analisi s'incentrerà sulla specifica esperienza carnica, non tanto dal punto di vista più propriamente militare, quanto piuttosto come laboratorio di democrazia e d'emancipazione civile e sociale – con il pieno coinvolgimento delle donne e con la partecipazione attiva della popolazione –, che investiva l'educazione, l'economia, l'assetto istituzionale della comunità, precorrendo l'esperienza post-bellica della Costituente e prefigurando quella nuova Italia post-fascista forgiata dalla Costituzione. A ragione, a questo riguardo, l'assessore Molinaro ha sostenuto l'importanza di studiare e far conoscere in particolare agli studenti questo momento eroico della nostra storia per plasmarli al senso civico, oggi largamente deficitario, e alla fierezza dell'appartenenza nazionale.
      Ultima tappa di questo percorso storiografico l'analisi di nuova documentazione – ecclesiastica (i registri e i diari parrocchiali) e letteraria, nonché quella politica degli atti di governo della Repubblica – e delle nuove piste di ricerca grazie all'affinamento della metodologia storica e all'affermarsi di un'indagine non più solo militare ma anche sociologica, antropologica e culturale, che consente di lumeggiare tale episodio in tutte le sue complesse valenze. In un momento di sfascio etico-politico quale il presente ritornare a quell'eccezionale esperienza non può che giovare a tutti.
      (da: Messaggero Veneto, 22 settembre 2011)

      martedì 20 settembre 2011

      Venerdì e sabato il convegno di studio sulla Repubblica libera di Carnia

      Nel fine settimana la due giorni
sulla Repubblica Libera di CarniaNel fine settimana la "due giorni"
      sulla Repubblica Libera di Carnia

      A pochi giorni dall'inaugurazione della mostra storico-documentaria allestita a Tolmezzo, il cammino del progetto "Repubblica della Carnia 1944. Le radici della libertà e della democrazia", l'iniziativa prosegue prosegue con il convegno internazionale in programma venerdì a Udine e sabato ad Ampezzo. A pochi giorni dall'inaugurazione della mostra storico-documentaria allestita a Tolmezzo, il cammino del progetto "Repubblica della Carnia 1944. Le radici della libertà e della democrazia" prosegue con il convegno internazionale di studi storici sul tema "1944. Una lotta per la libertà e la democrazia. La Repubblica partigiana della Carnia e dell'Alto Friuli nel contesto italiano ed europeo", che si svolgerà venerdì 23 settembre (dalle ore 9.30) nella sala Gusmani di palazzo Antonini (sede dell'Università) a Udine e sabato 24 settembre (dalle ore 9.00) nella sala del municipio ad Ampezzo.
       
      Il Convegno internazionale di studi storici - promosso dall'Università di Udine e dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione - risponde all'esigenza, espressa da protagonisti (primo fra tutti Giovanni Spangaro, appassionato ideatore e promotore dell'iniziativa), da studiosi e da cittadini, di "ricordare", ricordare per reagire all'opera di svilimento e di denigrazione di eventi fondanti della nostra identità culturale e civile. A oltre 60 anni dalla Resistenza avanza tuttavia anche un'altra esigenza, che il Convegno raccoglie e si propone di sviluppare: approfondire il contesto storico in cui si è concretizzata l'esperienza della Repubblica della Carnia.
       
      Significa esplorare nuovi temi e ambienti finora poco considerati, attraverso i documenti resi disponibili con il passare degli anni; ma significa soprattutto applicare alla storia della Resistenza quadri interpretativi più ampi, collocandola nella prospettiva lunga dell'Italia unita, nella storia della Resistenza europea; e infine utilizzare, per studiarla, le metodologie e le problematiche elaborate dalla storiografia contemporanea nel corso dei decenni seguiti alla seconda guerra mondiale, fino a oggi.
       
      Il Convegno sarà strutturato in modo da partire dall'esperienza delle più significative repubbliche partigiane europee: quella francese, le zone libere balcaniche e nei territori dell'URSS invasi dai nazifascisti. Una seconda sessione sarà quindi dedicata alla vicenda delle zone libere italiane, osservate in prospettiva comparata sulla base di alcuni temi di indagine precisi. Infine, la terza parte dei lavori sarà specificatamente rivolta alla storia della Repubblica partigiana della Carnia e dell'Alto Friuli. Il suo significato storico sarà oggetto di una complessiva riconsiderazione, arricchita dagli apporti di nuove fonti documentarie. I principali nodi tematici sui quali si richiamerà l'attenzione dei partecipanti riguarderanno in primo luogo i rapporti tra formazioni partigiane e popolazione, che nelle zone libere si concretizzarono in forme particolari, dando vita a sperimentazioni singolari; quindi la complessa questione delle diverse posizioni politico-ideologiche del movimento resistenziale e di come tali differenze si riflessero nella vita politica e sociale della Repubblica della Carnia e delle altre esperienze di repubbliche partigiane.
       
      E, ancora, la delicata questione della "violenza", intesa sia come oggettivo contesto di guerra sia come opzione accettata o meno di lotta resistenziale. Specifici interventi saranno dedicati a importanti argomenti quali la questione di genere nella storia delle repubbliche partigiane, la presenza e il ruolo del mondo cattolico, le problematiche relative alla dimensione economica, sanitaria e di cultura materiale nella vita dei territori liberati.
       
      A illustrare tutti questi temi - dopo il saluto dei rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico - saranno Luigi Ganapini (Università di Bologna) che presiederà la prima sessione, Olivier Wieviorka (Scuola Normale Superiore di Cachan, Francia), Simone Bellezza, Eric Gobetti.
       
      Nella seconda sessione - presieduta da Umberto Sereni - si alterneranno Sandro Peli (Università di Padova), Thomas Schlemmer, Michael Koschat (Liceo Federale Superiore di Spittal/Drau, Austria) e Chiara Fragiacomo (Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione).
       
      Alla terza sessione (ad Ampezzo, sabato mattina), presieduta da Andrea Zannini (Università di Udine) parteciperanno Matteo Ermacora, (Università di Venezia), Alberto Buvoli (Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione), Liliana Ferrari (Università di Trieste), Monica Emmanuelli (Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione), Fabiana di Brazzà (Università di Udine), Fulvio Salimbeni (Università di Udine). Le considerazioni conclusive saranno del prof. Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Anpi.

      dal sito Alto Friuli: http://altofriuli.com/incontri-e-convegni/nel-fine-settimana-la-due-giorni-sulla-repubblica-libera-di-carnia.htm

      venerdì 16 settembre 2011

      Carnia Libera: una mostra, un convegno, una commemorazione


      Lotta e libertà
      nella storia
      di una Repubblica

      Una mostra e un convegno dedicati alla Resistenza del 1944. In primo piano i protagonisti della Carnia e dell’Alto Friuli.

      di Renato Schinko


      Ricordare un esempio di libertà, di responsabilità e di impegno civile». E’ questo l’obiettivo che si sono posti gli ideatori della serie di iniziative che permetteranno di ripercorrere il periodo che va dall’estate all’autunno del 1944, quando la gente della Carnia e delle Prealpi friulane liberò un ampio territorio montano dall’occupazione della Germania nazista, dandosi, di fatto, autonomi ordinamenti democratici.
      Tutto questo viene spiegato e raccontato nella mostra dal titolo “Le radici del futuro. La Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli”, che s’inserisce nel progetto promosso dall’ateneo udinese e dalla Regione, nato proprio per far luce su quell’esperienza. Esperienza che gettò le basi anche per quanto accadde successivamente, fino alla nascita della Repubblica italiana.
      L’esposizione sarà inaugurata sabato, alle 17, al museo Carnico della arti popolari, in via della Vittoria a Tolmezzo, e sarà visitabile fino all’8 dicembre. Foto, video e documenti del tempo racconteranno le pagine più importanti della Resistenza in Carnia, ripercorrendo le tappe che portarono alla formazione del governo provvisorio della zona libera della Carnia e dell’Alto Friuli, che fu, come detto, una piattaforma significativa per lo Stato e la Costituzione italiana.
      Ma le iniziative non si esauriscono con la mostra. Il 23 e 24 settembre, tra Udine e Ampezzo, si terrà il convegno internazionale di studi storici dal titolo “1944. Una lotta per la libertà e la democrazia: la Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli nel contesto italiano ed europeo”, organizzato sempre dall’università di Udine e dalla Regione, in collaborazione con la Fondazione Crup e l’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione. Tra gli ideatori e promotori dell’iniziativa c’è Giovanni Spangaro, imprenditore originario di Ampezzo, il quale spiega «che il convegno punta soprattutto a ricordare quel periodo storico per reagire all’opera di svilimento e di denigrazione di eventi fondanti della nostra identità culturale e civile». E aggiunge: «Vogliamo anche approfondire in maniera dettagliata il contesto storico in cui si è sviluppata l’esperienza della Repubblica della Carnia».
      Il convegno è stato suddiviso in tre sezioni: le prime due si terranno il 23 settembre nella sala Gusmani di palazzo Antonini dove, dalle 9.30 alle 17.30, si parlerà delle Repubbliche partigiane e dei movimenti di Resistenza in Europa, oltre che sul tema delle zone libere.
      La terza sessione, il 24 settembre, si svolgerà invece nel municipio di Ampezzo, dove si parlerà della Repubblica della Carnia. Altre iniziative sono il percorso didattico multimediale on-line sulla Repubblica della Carnia sul sito della De Agostini scuola (www.scuola.com/carnia) e il film “Carnia 44”, che sarà pronto in febbraio, del regista Marco Rossitti.

      http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/09/13/news/lotta-e-liberta-nella-storia-di-una-repubblica-1.814636

      martedì 13 settembre 2011

      Ancora sul senso del commemorare l'eccidio di Torlano

      Pronta replica del presidente dell'Anpi provinciale alle polemiche insorte recentemente sulla stampa in merito all'opportunità ed alle modalità della commemorazione dell'eccidio di Torlano del 1944:


      UN DOVERE RICORDARE L’ECCIDIO DI TORLANO

      (Presidente provinciale Anpi)


      Venerdì 25 agosto 1944 giunse a Torlano da Nimis un contingente tedesco che circondò alcune case situate sotto l'abitato che ospitavano poche famiglie, ma numerose: i Comelli, i Dri, i De Bortoli (mezzadri provenienti da Portogruaro), pochi altri. Erano SS comandati un tenente già tristemente noto come il “boia di Colonia”e guidati da alcuni fascisti tarcentini. Tedeschi e fascisti rastrellarono il paese e le sette persone trovate furono rinchiuse nell'osteria: furono poi fatte uscire uno alla volta e uccisi con un colpo di pistola.Il tenente entrò poi nell'osteria e uccise il proprietario, la figlia e la moglie. L'altro figlio, nascosto nella cappa del camino, assistette impotente alla strage. Si suiciderà nel 1946. Poi fu la volta dei rifugiati nella stalla. Gli uomini furono fatti uscire uno alla volta e uccisi con un colpo di pistola. Alcune SS poi entrarono nella stalla: i mitra spararono nel mucchio. I corpi vennero quindi cosparsi di strame e di benzina e bruciati. Tra questi tanti bambini: Giannina Comelli (3 anni) e Bruno (12 anni); dei De Bortoli Luciano (2 anni), Maria (4 anni), Bruna (6 anni), Oneglio (8 anni), Vilma (11 anni); alcuni adulti e bambini si salvarono fortunosamente. Il giorno dopo la gente delle frazioni vicine accorse, ma tedeschi e cosacchi impedirono che i corpi fossero sepolti. Solo quando se ne furono andati fu possibile mettere i trentatré cadaveri in una fossa comune e solo nel 1947 i resti, chiusi in cinque bare, furono accolti nel cimitero di Torlano. Perché questa strage? Il giorno prima il presidio cosacco di Torlano si era ritirato perché si sentiva pressato ed insicuro per la presenza di forze partigiane sulle montagne circostanti: non c'era stato nemmeno un vero scontro armato! Quello di Torlano è stato uno dei più efferati eccidi nazisti in Friuli durante la Resistenza. Non si è trattato di una rappresaglia, ma di un episodio di quella “guerra contro le popolazioni civili” che caratterizzò l'occupazione tedesca e fascista. Per il signor Bruno Comelli, nella sua lettera al Massaggero Veneto pubblicata lo scorso 3 settembre, é solamente “il frutto di un insipiente periodo bellico che dovrebbe invitare a sentimenti di serenità piuttosto che dare la caccia ai fantasmi”. Chi oggi partecipa alla commemorazione dell'amministrazione comunale e della gente di Torlano, si intromette “per connotare politicamente il fatto bellico” e per “dare la caccia alla fetta di prosciutto ed al bicchiere di vino offerto nei locali parrocchiali dopo la cerimonia”! Si noti che il signor Bruno Comelli, che in tutta la sua lunga lettera non pronuncia mai le parole “nazista” o “fascista” (evitando quindi di “connotare politicamente l'evento bellico”!), parla come a rappresentare i sentimenti di tutta la comunità di Torlano che a suo dire vorrebbe ricordare in modo “intimo”, al massimo con una funzione religiosa, questo terribile massacro. Se possiamo capire il particolare dolore degli abitanti di Torlano (e di quelli di Portogruaro, da cui proveniva la famiglia De Bortoli) è del tutto evidente che il ricordo deve essere di tutti i cittadini friulani e italiani. Le vittime, trucidate ignare ed innocenti, hanno diritto di essere ricordate per quello che avvenne, per l'ingiustizia effettivamente subita e non come “frutto insipiente” di una specie di fenomeno naturale. L'Anpi (a ciò tenuta dal proprio Statuto e dalla propria natura di Ente Morale con personalità giuridica decretata dalle più alte istituzioni del Paese) continuerà nel proprio impegno di ricordo e di celebrazione di queste vittime come di tutti coloro che subirono la violenza fascista e nazista. Questo, per l'eccidio di Torlano, facciamo da molti decenni anche per la richiesta di parenti delle vittime e continueremo a fare in futuro. Riteniamo anzi che, al contrario di quanto vuole suggerire l'ipocrita prosa del Comelli, si debba diffondere la conoscenza di più quello che avvenne nel 1944 e che Torlano e le sue povere vittime meritino un riconoscimento ufficiale dell'Italia democratica. 

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