Album di guerra

Album di guerra
I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

venerdì 26 aprile 2013

La biografia di Romano Marchetti presentata sabato a Venzone



Venzone
piazzetta Duomo, 2 - sala Bertrando
sabato, 27 aprile 2013 - ore 15.30

LA RESISTENZA:
UOMINI ALLA RICERCA DELLA LIBERTA'
E  DI  UN  NUOVO  MONDO
 
presentazione del volume edito dall'Istituto Friulano per
la Storia del Movimento di Liberazione –  gennaio 2013
per i tipi della Kappa Vu edizioni    - Udine                            
“Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona
Una vita in viaggio nel '900 italiano”
di  Romano Marchetti
a cura di Laura Matelda Puppini

Ufficiale degli alpini sul Golico, Romano Marchetti è, poi, uno dei primi organizzatori della resistenza osovana in Carnia, si scontra con le difficoltà del dopoguerra, sostiene Unità Popolare, intesse rapporti anche epistolari con noti socialisti ed azionisti, e viene catapultato a Savona, per avere in qualche modo disturbato la Democrazia Cristiana. Vive la sua esperienza lavorativa presso vari Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura, conosce la marca trevigiana, si ricongiunge, infine, alla sua sposa ed ai figli. Costantemente preoccupato di guadagnar “due soldi per il lesso” per mantenere la famiglia, vive la sua vita in un succedersi incessante di fatti internazionali, nazionali e locali, che segue con partecipazione. Interessanti appaiono le sue proposte per sviluppare l’agricoltura, la frutticoltura, l’allevamento. Il libro, curato da Laura Matelda Puppini, è corredato pure dalla storia del battaglione Carnia della Osoppo e del suo comandante Barba Livio, da quella della distruzione della torre Picotta da parte dei tedeschi, da schede analitiche su figure di partigiani.

Saranno presenti l’autore e la curatrice

martedì 23 aprile 2013

Presentazione a Gemona del video "Il sangue degli innocenti"


Sangue in Carnia nel 1944: 

l’indagine di Ariis e Stefanutti

La Cineteca del Friuli dà appuntamento, stasera alle 21, al Sociale di Gemona, dove sarà proiettato il documentario

UDINE. La Cineteca del Friuli dà appuntamento, stasera alle 21, al Sociale di Gemona, dove sarà proiettato Carnia 1944. Il sangue degli innocenti (2012) di Dino Ariis, che firma la regia, e di Pieri Stefanutti, responsabile delle ricerche bibliografiche e autore della sceneggiatura, entrambi presenti alla serata.
Secondo classificato all’ottava edizione del premio Leggimontagna (sezione audiovisivi), Il sangue degli innocenti è la ricostruzione documentata di un episodio della storia partigiana che, secondo voci a lungo circolate in Carnia, sarebbe stata la causa scatenante della feroce rappresaglia compiuta nel luglio del 1944 da una “controbanda” tedesca nelle malghe di Lanza, Cordin, Pramosio e lungo la valle del But.
L’episodio è citato per la prima volta nella Storia della guerra civile di Giorgio Pisanò, risalente agli anni Sessanta, in cui si parla di un assalto compiuto da sette partigiani garibaldini a una malga nei pressi di Wurmlach, in territorio austriaco.
Dopo aver assassinato due giovani pastori e violentato e ucciso una ragazzina, i partigiani carnici avrebbero sequestrato i cavalli su cui sarebbero poi rientrati alla base. La versione è stata ripresa più volte, da vari ricercatori quali Bellinetti, Arena, Sollero, Pirina, Corbanese, Mansutti, sino a diventare convinzione acclarata.
Ariis e Stefanutti hanno intrapreso una loro inchiesta, consultando la bibliografia disponibile, andando alla ricerca di nuovi documenti e soprattutto parlando con testimoni diretti in grado di ricordare quelle esperienze lontane. I primi risultati sono stati raccolti nel video Pramosio, il giorno dell'infamia, presentato nel luglio 2007. Dopo ricerche ancora più serrate, di qua e di là del confine, è stato realizzato Carnia 1944. Il sangue degli innocenti, in cui si dà chiara evidenza che quell’azione delittuosa in realtà non c’è mai stata.
Per fare piena luce sulla vicenda si è voluta verificare anche la possibilità di un errore geografico, e cioè che l’episodio fosse realmente accaduto ma in una località diversa da Wurmlach. Parallelamente, si sono cercati documenti e testimonianze che potessero avvalorare un’altra ricostruzione recentemente emersa, secondo la quale sarebbero i partigiani e non i tedeschi i responsabili dei fatti di Lanza e Cordin. Non si è trovato riscontro sufficiente a rafforzare con elementi di veridicità nessuna delle due ipotesi.
da: Messaggero Veneto, 23 aprile 2013

lunedì 22 aprile 2013

Il 25 aprile a Gemona: una tesi universitaria e un Canzoniere popolare


Quest’anno a Gemona la festa della Liberazione verrà celebrata in modo originale. Alle manifestazioni ufficiali, previste nella mattinata del 25 aprile, si aggiungeranno altri due eventi che faranno riflettere su un momento fondamentale per la storia del nostro Paese. Sono promossi dal Comune, l’ANPI, l’APO e l’Ecomuseo delle acque.
Alle 17 a Palazzo Boton verrà presentata la tesi di laurea magistrale della gemonese Silvia Madotto “Le capitali della Resistenza universitaria. Padova, Oslo e Praga”, discussa all’Università di Padova e insignita nel 2012 del Premio nazionale Giacomo Matteotti. La ricerca ricostruisce efficacemente la vita dei tre atenei europei nel contesto della Resistenza ma anche l’ambiente da cui l’antifascismo e l’opposizione al nazismo sono nati. Nell’occasione l’Amministrazione comunale conferirà a Silvia Madotto un riconoscimento per il contribuito innovativo garantito ad un percorso di ricerca che ha visto protagonista una giovane gemonese.
Alle 20.30 nell’ex Chiesa di San Michele, il Canzoniere popolare della Brianza terrà il concerto “Cosa importa se ci chiaman banditi”, dedicato ai canti della Resistenza italiana al fascismo. Si tratta di una formazione che a partire dagli anni settanta è andata sviluppando un’attenzione particolare per il canto tramandato oralmente in Lombardia e nelle altre regioni del nord Italia, attraverso un lavoro di raccolta e di studio del cosiddetto patrimonio immateriale. Verrà presentata un’antologia di brani, ispirati ai valori di libertà, giustizia e pace, che mostrano il formarsi di un repertorio politico avvenuto attraverso il recupero di materiale melodico della tradizione popolare o militare su cui si sono innestati testi rinnovati o nuovi, anche di creazione colta.

Nelle foto: Silvia Madotto e Canzoniere popolare della Brianza

sabato 20 aprile 2013

"Carnia 1944, il sangue degli innocenti" presentato venerdì a Hermagor. E martedì tocca a Gemona

"Carnia 1944, il sange degli innocenti", il filmato di Dino Ariis che ricostruisce le vicende  dell'estate 1944 a cavallo del confine italo-austriaco, con gli eccidi fra le malghe compiuti dalle controbande naziste, è stato presentato venerdì 19 a Hermagor in Austria, in una serata assai seguita che ha visto la presenza degli storici Michael Koschat e Marina Jamritsch, di un gruppo di studenti delle scuole superiori, di numerosi esponenti di associazioni culturali della Valle del Gail.
Ecco la presentazione dell'iniziativa curata da siti austriaci:


Schauplatz Gailtaler Almen 1944

Patriotentätigkeit“ und „Bandenbekämpfung“

(c) Dino Ariis
(c) Dino Ariis
Am Freitag, dem 19. April 2013 (19:30 Uhr), findet in der Aula unserer Schule ein Gedenkabend zu den Kriegsereignissen im Sommer 1944 auf den Obergailtaler Almen statt. Von SS-Spezialeinheiten durchgeführte und als „Bandenbekämpfung“ bezeichnete Aktionen gegen italienische Partisanen und Kollaborateure – einige sogar aus der Kötschacher Gegend - forderten viele zivile Opfer. Mit Zeitzeugenberichten und einem Film von Dino Ariis soll dieser Opfer gedacht  und Erinnerungen zurechtgerückt werden.
Als Gastredner konnte Dr. Michael Koschat (Autor von „Braune Flecken im Ortsbild“ und “Opfer, Täter, Denunzianten”) gewonnen werden.
Im Folgendem ein Text der Initiatorin der Veranstaltung – Dr. Marina Jamritsch ©
Kärnten hatte im 2. Weltkrieg nicht nur an seiner SO-Grenze eine Partisanenfront. Ab dem Frühjahr/Sommer 1944  tat sich eine solche von den Nazis ebenso gefürchtete in den Karnischen Alpen auf.
Längs der Reichsgrenze vom Oisternig bis Sillian“  wurde ein Sperrgebiet zur „Bandenbekämpfung“ eingerichtet. Auf den Obergailtaler Almen – von der Rattendorfer Alm bis ins Lesachtal – kam es zu  bewaffneten Zwischenfällen mit italienischen Partisanen, denen es nicht gelang, den Widerstand gegen das NS-System über die Grenze ins Gail- /Drautal und Osttirol zu tragen. Die Partisanenaktivitäten wurden hierzulande aber nicht als Widerstand sondern als reine Gewaltaktionen gedeutet; vergessen wurde/wird – im Gailtal wie unter italienischen Revisionisten in der Carnia/Friaul -, dass die Zahl der zivilen Opfer zweier Spezialeinheiten der SS – eingesetzt zur Bandenbekämpfung in der Nähe der Rattendorfer, Straniger, Zollner, Kleinkordin-Alm, Promos-Alm und Plöckenpaß - weit über der Zahl derer liegt, die auf Gailtaler Seite durch Partisanenhand starben
Wenig bekannt ist ebenso, dass einzelne Kollaborateure des von den Alliierten unterstützten Partisanenwiderstandes in der Carnia  auch aus der Kötschacher Gegend stammten.
Von ihnen und von den Opfern auf beiden Seiten der „Reichsgrenze“ wird beim Gedenkabend am 19.April die Rede sein. Gelesen werden die Zeitzeugenberichte und die entsprechenden Passagen aus dem Archivmaterial von Schülern der 7.Klasse.
Dino Ariis aus Treppo/Italien hat es sich in den letzten Jahren angelegen sein lassen, allen noch findbaren Spuren dieses grenzübergreifenden Konflikts nachzugehen, Zeitzeugen im Gailtal und in der Carnia aufzuspüren und aus deren Berichten ein zweiteiliges Video Carnia 1944 il sangue degli innocenti – malghe carniche 1944 zu produzieren, das am 19.April l in der deutschen Version gezeigt wird.
Gastredner des Abends ist Dr. Michael Koschat, einer der besten Kenner der  „Resistenza“  hierzulande.





Il filmato verrà presentato anche martedì 23 aprile, alle 21, nel Cinema Sociale di Gemona del Friuli, in una serata proposta dalla Cineteca del Friuli.


CARNIA 1944, IL SANGUE DEGLI INNOCENTI
Documentario, 105 min.
MARTEDÌ 23 APRILE  Cinema Sociale h. 21.00
Video analisi delle vicende legate agli eccidi tra
le maghe carniche nel luglio del 1944.


 CARNIA 1944: IL SANGUE DEGLI INNOCENTI di DinoAriis.
Ricerche bibliografiche e sceneggiatura di Pieri Stefanutti. Documentario,105 min. NN Media, IT 2012.
La realizzazione di questo video è nata da una “voce” che gira da
tempo in Carnia e secondo la quale, durante un prelievo di cavalli
in Austria da parte dei partigiani carnici, vi fu una feroce azione
delittuosa che nel luglio del 1944 portò alla rappresaglia di una
“controbanda” tedesca nelle malghe di Lanza, Cordin, Pramosio e
lungo la valledel But. Sulla base dei documenti disponibili e delle
testimonianze dirette, Dino Ariis e Pieri Stefanutti dimostrano che
quel fatto non è mai accaduto.


lunedì 1 aprile 2013

Il partigiano Brik


Anche "Brik", Bruno Costantini di Trasaghis (1923-2013), se ne è andato. La sua è stata una delle figure maggiormente significative del movimento partigiano nella Valle del Lago; egli  era rimasto uno degli ultimi rimasti capace di raccontare, con lucidità e obiettività, quell'esperienza di vita. Nel 2006 aveva accettato di raccontare alcune delle sue esperienze di guerra nel video, curato da Giacinto Jussa per l'AuserFVG "La memoria della Resistenza tra Arzino, Lago e Tagliamento"; altri episodi toccanti della sua esperienza di vita (soprattutto quelli dell'emigrazione, dalla Francia all'Algeria alla Germania) nel volume "Trasaghis storia e memoria"  del 1997.
Da questi materiali, e da tante altre conversazioni dirette, un sunto di quelle testimonianze (purtroppo incapace di renderne appieno l'importanza e il senso).


Le motivazioni dell'adesione alla Resistenza: 

Le ragioni di una scelta? La mia adesione al movimento partigiano è stata originata da puro patriottismo. Lo stesso motivo che mi aveva spinto, due anni prima, ad andare volontario, facendo undici mesi in zona di operazione.
Avevo vent'anni, dovevo scegliere. Avevo già maturato esperienza sufficiente per una scelta di libertà e ho quindi deciso che andando partigiano avrei seguito il mio istinto di patriottismo.

Nel Battaglione garibaldino "Matteotti", la partecipazione ad azioni di sabotaggio:

A Ospedaletto abbiamo attaccato più volte il cantiere: era vicino al tunnel della ferrovia. Lì facevano stampi e tutto il necessario per le imprese, c'erano le prime saldatrici elettriche, seghe per legni, piane… era pieno di laboratori. Abbiamo anche fatto saltare il treno, è stata una bella operazione. C'erano Furore, i nostri partigiani, i russi del Battaglione Stalin….
Con noi c'era anche un altro russo, specialista di esplosivi che confezionava in casa mia. Aveva messo in una cassetta di legno della polvere rossa con detonatore ed una leva per farla saltare. Con molta pazienza ha collocato la carica mentre io, a pochi metri,  tenevo sotto tiro la sentinella tedesca che passeggiava sul ponte. Poi ci siamo ritirati e quando eravamo in via Armentaressa (a Gemona) abbiamo sentito lo scoppio che ha fatto deragliare il treno merci. Si sentivano urla. La macchina era capovolta… 

La memoria del rastrellamento che portò alla cattura dei fratelli Feregotto:

Nel "borc das cjaras", da mia nonna, in una cameretta tenevo le armi. Un giorno mia nonna mi avvertì che sulla piazza c'erano i tedeschi e cominciò a nascondere le armi nel fieno. Oramai non si poteva fuggire. Sopra il gabinetto, il piccolo vano adibito a deposito della legna era vuoto e lì mi sono nascosto. Con il cuore in gola sentivo avvicinarsi il passo cadenzato dei tedeschi. Poi sentii mio nonno parlare con loro in tedesco (aveva lavorato all'estero e lo conosceva) e quindi ripartirono. Vennero catturati i fratelli Feragotto. Dei due, Remigio - classe 1913 - non aveva relazioni con i partigiani per cui non era scappato all'arrivo dei tedeschi. In casa sua trovarono due detonatori che usava per la pesca di frodo. Fu arrestato ma tentò la fuga. Alla sua guardia si inceppò il mitra, ma altri tedeschi che erano vicino alla farmacia lo hanno crivellato di colpi giù nel campo. Il fratello Italo - classe 1924 - si era fermato a parlare con delle ragazze nel borgo della chiesa. E' stato arrestato: nello zainetto aveva documenti compromettenti. Venne sequestrato un carrettino ad Anzula, commerciante di stoffe di Barcis, per trasportare Remigio che era ferito gravemente ma non morto e obbligarono il fratello a tirare il carretto. Non si sa poi nulla di loro. Si è sentito dire che sono morti a Mathausen.

L'assalto nazifascista alla Zona libera dell'ottobre '44:

Il primo attacco fu respinto. Presto però le nostre postazioni vennero individuate e sottoposte al mitragliamento con armi pesanti. Stavo sull'argine del Tagliamento di fronte al Bresul e all'osteria. Cominciarono a pioverci addosso proiettili di mortaio da ogni parte che hanno gettato tutti nel panico. Ci siamo ritirati sul Col del Sole attraverso la malga di Covria dove si poteva osservare tutto: nel cortile della mia casa vidi i cosacchi inseguire il maiale e fare razzie.


Dopo lo sfollamento, operò a Gemona, contribuendo alla costituzione del Battaglione "Carbonari". Nei giorni della Liberazione:

Nella stazione di Gemona, in un vagone tedesco, abbiamo trovato uno stock di divise bianche con le quali abbiamo potuto vestire tutto il Battaglione. Sono sceso poi passando davanti alla caserma della Milizia in via XX settembre (Gemona). Ero con mio cognato "Vasco" e sei giovani partigiani. Dal colle di Ospedaletto i tedeschi sparavano dalle casematte. Arrivò giù una raffica che ci mancò di poco. Mio cognato mi gridò di non rischiare la vita proprio negli ultimi giorni della guerra. Siamo andati a liberare Goi, l'impresario, la cui casa era sotto il fuoco nemico….


Le ultime azioni di guerra furono rivolte a individuare i nazifascisti che cercavano di fuggire cammuffandosi tra ex deportati:

Ero il responsabile del posto di blocco allestito dal Btg Carbonari sul Ponte di Braulins, verso Osoppo, nei giorni successivi alla strage di Avasinis.
L'arcata del ponte era stata fatta saltare nell'estate, i tedeschi avevano portato  delle travi in ferro per ripararlo. Abbiamo iniziato a controllare i prigionieri che scendevano dalla parte di Bordano e attraversavano il fiume...
C'era una mitraglia  pesante puntata sulla  prima arcata, verso Ospedaletto.
Facevamo l'ispezione e il riconoscimento dei sospetti. "Veniamo dal campo di concentramento", dicevano.  Chiedevamo informazioni, guardavamo le mani... si capiva se uno veniva dalla prigionia o no... 
Individuati i sospetti fra i prigionieri, si guardavano loro le mani, chi non le aveva da lavoro veniva messo da parte Sono stati  individuati 7-8 sospetti  che sono stati messi su un carretto russo, trascinato da due cavalli.
Siamo andati a dormire in una stalla  in Godo; i prigionieri erano legati con le mani ma in 6 potevano rappresentare un pericolo e bisognava sorvegliarli...
L'indomani sono stati portati al comando. Io sono andato via per altre missioni e quando sono tornato non c'erano più... 


Poi, come detto, tanti anni di emigrazione, soprattutto in Francia, accanto alla moglie Santina e ai figli. Negli ultimi anni, una salda e dignitosa testimonianza di vita nel paese natale. A chi lo definiva "ex partigiano" ribatteva fiero: "Ma che ex, certe scelte si mantengono per tutta la vita!".
                                                           
                                                                                                  Pieri Stefanutti

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