Album di guerra

Album di guerra
I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

domenica 10 maggio 2015

A maggio ancora si moriva.... La fine della guerra in Friuli

Ormai chiuse le commemorazioni per il 70° anniversario della fine della guerra e della Lotta di Liberazione, non è inutile riproporre un quadro sintetico di quel che è accaduto in Friuli tra la fine di aprile e l'inizio di maggio del 1945, dato che gli ultimi protagonisti di quelle giornate se ne stanno inesorabilmente andando e molto spesso non si ha il tempo o la voglia di ricorrere alla pur ricca  documentazione bibliografica esistente.

Una settimana esaltante e terribile, l’ultimo colpo di coda della guerra

Dall’annuncio dell’insurrezione fino ai primi di maggio si combattè e si morì.L’arrivo dei partigiani, le trattative, la fuga dei tedeschi, l’ingresso degli alleati
Nel corso della storia Udine e il Friuli hanno sempre scontato una certa marginalità: anche il 25 aprile 1945, data simbolo della Liberazione in Italia, è arrivato il... 1 maggio. In quei giorni e negli altri seguenti anche le zone periferiche, sopratutto montane, hanno avuto ulteriori scossoni. Oggi vogliamo raccontare tutto quello che è successo – settant’anni fa – in una settimana o poco più.
Il 25 e il 26 arrivano notizie dell’insurrezione di Milano e dell’avanzata nella pianura padana dell’Ottava armata britannica destinata, cinque giorni dopo, a raggiungere Udine. Dal Cln era arrivato l’ordine di costituire il comando unico tra Garibaldini e Osovani, ma questo fu possibile soltanto in extremis, dati i contrasti tra le parti, aggravatisi dopo la strage di Porzûs (7 febbraio). Un duro colpo per la Resistenza era stato inoltre la feroce rappresaglia nazista del 9 aprile (29 partigiani fucilati in via Spalato, tra cui il comandante Modotti).
I tedeschi avevano concentrato a Udine tutti i comandi. Il presidio occupava la zona di piazzale Osoppo-Chiavris, trincerato e munito di cannoncini anticarro (dietro la Birreria Moretti c’era l’abitazione del comandante della piazza, colonnello Voigt), mentre in Giardin Grande la sede di palazzo Cantore era protetta dai reticolati, assieme a quella della polizia segreta, nella vicina via Cairoli. Il centro motore dell’attività partigiana, poi anche sede del comando unificato, era a San Domenico, nella canonica di don De Roja, il coraggioso prete che ebbe un ruolo molto importante in quelle giornate di 70 anni fa.
Ma ecco la cronaca degli ultimi sette giorni , ricchi di vicende esaltanti e tragiche desunte da relazioni e ricostruzioni forniteci dagli archivi dell’Anpi e da memorie di protagonisti e testimoni. Il 27 aprile si decide il comando unificato tra Garibaldini e Osovani. I vertici della Garibaldi Udine si insediano in via Villa Glori 43 e mobilitano le varie brigate in punti strategici: Pradamano, Santa Margherita, Codroipo, Pozzuolo, mentre la brigata Udine è destinata alla città. Il 28 aprile si susseguono le azioni di disturbo alle colonne di tedeschi e cosacchi che si apprestano a lasciare il Friuli dirigendosi verso nord. In via Volturno un reparto al comando di Emilio Biasiol riesce a far prigionieri 14 tedeschi. Ma poi sopraggiungono alcune centinaia di SS impegnate in un rastrellamento: muoiono due civili. Nella Bassa gli Osovani liberano Palazzolo, mentre gli uomini del battaglione Partidor della quarta divisione, con un audace colpo di mano, conquistano Cordovado.
Domenica 29 aprile s’intensifica l’attività delle pattuglie partigiane. In via Martignacco 26 viene istituito il Centro raccolta armi. Nella stessa strada sono catturati due carri armati tedeschi. Il 30 aprile viene impartito l’ordine di insurrezione («ma le varie formazioni hanno preso l’iniziativa senza aspettare disposizioni dal Comando generale» annota Vanni Padoan in “Un’epopea partigiana alla frontiera fra due mondi”). Alle prime luci dell’alba scatta l’avanzata verso la città, mentre i tedeschi stanno lasciando uffici, caserme, postazioni. A Pozzuolo i reparti della contraerea minacciano di distruggere il paese a cannonate. La brigata Udine riesce a occupare piazzale 26 Luglio e la zona verso la stazione ferroviaria. E i magazzini più importanti: il Frigorifero di via Sabbadini, i depositi Agip di via Catania e Shell di via Marsala. Occupata anche la stazione radio di viale Venezia che i tedeschi stavano per far saltare.
Il 30 aprile registra gravi episodi in comune di Tavagnacco, ricordati da Giannino Angeli con “Viva l’Italia libera!” Il battaglione Italia - Renato Del Din si scontra a Colugna con 300 SS. I tedeschi, in ritirata, per rappresaglia uccidono 19 persone nella zona tra Feletto e Adegliacco. È soltanto il primo di una serie di eccidi che insanguineranno gli ultimissimi giorni di guerra.
Si combatte e si muore, ma anche si tratta. Sabato 28 aprile, verso mezzogiorno il colonnello Voigt, comandante di piazza convoca il professor Gino Pieri, primario dell’ospedale e importante esponente dell’antifascismo friulano per intavolare, suo tramite, trattative con il Cln per la capitolazione tedesca a Udine. Sentito Voigt, Pieri ascolta i capi del Cln e riferisce la risposta, battuta a macchina da Agostino Candolini: «Non possiamo accettare se non la resa incondizionata!».
Ha miglior esito – due giorni dopo – la mediazione in extremis di don Emilio De Roja, che (come racconta don Cargnelutti nel libro “Preti patrioti”) quale rappresentante dell’arcivescovo Nogara e della Garibaldi-Osoppo si è incontrato col colonnello Voigt per uno scambio di prigionieri. Ed è riuscito a indurre i tedeschi – che avevano minato l’acquedotto e altri impianti – e lasciare Udine senza fare danni. E li ha anche convinti a consegnargli le chiavi del carcere di via Spalato.
Nella notte gli ultimi reparti nazisti lasciano Udine, ma ore drammatiche si stanno ancora vivendo alla periferia. A San Gottardo ci sono i tedeschi, con i cannoni puntati. Verso mezzanotte – come ha annotato il parroco del Sacro Cuore, don primo Palla – le cannonate si fanno sentire per una ventina di minuti. All’alba i partigiani attaccano i tedeschi, alcuni dei quali si rifugiano nel campanile, dove si sono nascosti donne e bambini. I tedeschi rispondono al fuoco dalla torre, mentre aerei inglesi ripassano a mitragliare. Un inferno che dura l’intera mattinata: tutti salvi, per fortuna, i civili.
Nel corso della notte ci sono altri passaggi di tedeschi, mentre le brigate partigiane continuano la penetrazione in centro. Alle 6 gruppi di “fazzoletti verdi” invadono piazza Libertà e l’osovano Castenetto espone il tricolore in castello. Mezz’ora dopo Saccomani e Rosso del comando di divisione fanno lo stesso con la bandiera rossa della Garibaldi. Alle 7.30 tutti gli obiettivi sono stati raggiunti e Udine, dopo venti mesi di occupazione nazista, è completamente libera.
Nella mattinata del 1° maggio in municipio si riunisce il Cln che designa il socialita Giovanni Cosattini sindaco di Udine, il dc Agostino Candolini prefetto e il comunista Lino Zocchi questore. La piazza si affolla e quando Cosattini si affaccia al balcone, è gremita all’inverosimile. Parlano anche Umberto Zanfagnini e il comandante Emilio Grossi. Nel primo pomeriggio,verso le 15.30, arrivano gli alleati, accolti da fiori e applausi. I carri armati inglesi percorrono viale Venezia e sostano con la gente nelle vie del centro, immortalati dal fotografo-patriota Carlo Pignat.
Il primo maggio anche Cividale è liberata dagli osovani di Aldo Specogna e di Tarcisio Petracco ai quali danno manforte contro gli ultimi tedeschi gli alpini del reggimento Tagliamento arresisi ai fazzoletti verdi. Ma il giorno dopo c’è la calata degli slavi e la gente, impaurita, si chiude nelle case. Per fortuna il 3 maggio arrivano le forze canadesi e la tensione diminuisce.
Il 2 maggio Udine cambia giornale: esce il primo numero di “Libertà”, quotidiano del Cln, che prende il posto (nello stesso stabilimento di via Carducci) del Popolo del Friuli, l’organo del defunto regime. Era uscito per l’ultima volta il 28 aprile con in prima pagina un appello firmato dal questore Bruni, dal federale Cabai e dal podestà di Caporiacco dal titolo sintomatico “Invito alla calma”, in pratica un “si salvi chi può!”. Quanto a “Libertà”, diretto da Felice Feruglio, avrà vita breve: fino all’8 luglio 1947 (e nello stesso stabilimento di via Carducci resterà solo il Messaggero Veneto, che aveva cominciato le pubblicazioni il 24 maggio 1946 insieme col quotidiano del Cln).
Torniamo al 2 maggio 1945, la guerra non è finita: tedeschi e cosacchi occupano ancora la Carnia e il Tarvisiano. A Ovaro i cosacchi stanno per lasciare la zona. Come ricorda Giancarlo Chiussi, allora capo di S.M. della quinta divisione Osoppo, il maggiore cosacco Nauziko lancia una bomba a mano contro i rappresentanti della Garibaldi e della Osoppo che gli chiedono la resa. Scoppia la battaglia. Molti cosacchi si arrendono mentre una sessantina di irriducibili si barrica in una casa di Chialina. I partigiani piazzano casse di bombe sotto l’edificio.
Alle 5 del 2 maggio lo scoppio: una ventina i morti. Altri resistono ancora nella scuola di Ovaro che viene incendiata dai partigiani. Ma arriva da Muina un’altra colonna di cosacchi e la battaglia si estende. Vengono uccisi anche 23 civili, tra cui il parroco don Cortiula.
I nazisti in ritirata fanno un’altra strage ad Avasinis: 51 le vittime, tra cui 8 bambini. Il paese era stato occupato dai cosacchi, che il 29 aprile se n’erano andati e, senza spargimento di sangue, i partigiani avevano preso possesso della zona. Ma il 2 maggio duecento soldati delle SS sono piombati ad Avasinis vincendo la resistenza dei partigiani e massacrando gli abitanti. Ultime rappresaglie anche a Venzone, Cavazzo e in altre località. Ancora giorni amari a Tolmezzo: il 3 maggio tra il Cln e i cosacchi è raggiunto un accordo per lo sgombero, ma i tedeschi non cedono: se ne vanno solo il 6. E il 10 maggio si ritirano anche dal Tarvisiano.

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